Guida operativa per le aziende

Aggiornato al 8 ottobre 2026

AIAct per le aziende italiane: cosa vale oggi

Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale si applica già alle aziende che usano ChatGPT, Copilot o Gemini nel lavoro quotidiano. Qui trovi il quadro aggiornato, senza allarmismi: quali obblighi sono attivi, quali scadenze arrivano e da dove partire.

Il calendario

Una parte dell’AI Act è già in vigore. Il resto ha una data.

  1. Entra in vigore il Regolamento (UE) 2024/1689

    RegolamentoIn vigore

  2. Pratiche vietate e obbligo di AI literacy (art. 4 e 5)

    Tutte le aziendeIn vigore

  3. Regole per i modelli di uso generale (GPAI)

    Provider di modelliIn vigore

  4. In vigore la Legge italiana 132/2025 sull’intelligenza artificiale

    ItaliaIn vigore

  5. Si applica la maggior parte delle norme, inclusa la trasparenza sui contenuti (art. 50)

    Tutte le aziendeIn vigore

  6. Termine della delega per i decreti italiani di adeguamento (A.G. 421)

    ItaliaTra 2 giorni

  7. Nuovo divieto sui contenuti intimi non consensuali; fine della transizione sulla marcatura

    GenerativaTra 55 giorni

  8. Obblighi per i sistemi ad alto rischio dell’Allegato III, tra cui molti strumenti HR

    HR e biometriaTra 420 giorni

  9. Alto rischio nei prodotti regolamentati (Allegato I)

    ProdottiTra 664 giorni

Già applicabile

Tre obblighi che riguardano anche chi usa l’AI senza svilupparla.

dal 2 febbraio 2025

Art. 4

AI literacy

Chi riguarda
Chiunque in azienda usi sistemi AI, compresi collaboratori e fornitori che lavorano per vostro conto.
Cosa significa
Misure di formazione proporzionate a ruolo, strumenti e rischi. Nessun corso standard, nessun certificato obbligatorio: conta poter dimostrare che cosa avete fatto.

dal 2 febbraio 2025

Art. 5

Pratiche vietate

Chi riguarda
Chi acquista o usa sistemi che analizzano persone: HR, sicurezza, retail, marketing.
Cosa significa
Alcuni usi sono vietati e basta: per esempio dedurre le emozioni dei dipendenti o creare database facciali con lo scraping. È la fascia di sanzioni più alta.

dal 2 agosto 2026

Art. 50

Trasparenza

Chi riguarda
Marketing, comunicazione, customer care, e-commerce, chiunque pubblichi o faccia parlare un’AI con il pubblico.
Cosa significa
Chi parla con un chatbot deve saperlo. Deepfake e alcuni testi di interesse pubblico vanno dichiarati. Non serve scrivere “fatto con AI” su tutto.

Articolo 50

Devo scrivere “fatto con AI”?

L’AI Act non impone un’etichetta su ogni contenuto fatto con l’AI. La impone su casi precisi. Scegli una situazione.

  1. Non richiesta dall’AI Act

    L’articolo 50 non prevede una dichiarazione per questo uso. Resta l’obbligo di AI literacy: chi scrive deve conoscere i limiti dello strumento e cosa può inserire nei prompt.

    Cosa fare

    Usa strumenti autorizzati, non inserire dati riservati, rileggi prima di inviare.

  2. Non richiesta dall’AI Act

    Nessuna etichetta per legge. La Commissione cita proprio chi usa ChatGPT per i testi pubblicitari come caso che rientra nell’AI literacy, per il rischio di allucinazioni.

    Cosa fare

    Verifica claim e dati di prodotto. La tua policy può decidere di dichiararlo comunque.

  3. Non richiesta dall’AI Act

    La traduzione con AI rientra nell’AI literacy, ma da sola non fa scattare la dichiarazione dell’articolo 50.

    Cosa fare

    Fai controllare termini tecnici, misure e avvertenze da chi conosce il prodotto.

  4. Dipende dal contenuto

    La marcatura leggibile dalle macchine spetta a chi fornisce lo strumento. Per chi pubblica, la dichiarazione visibile diventa centrale se l’immagine può passare per reale e rientra nella definizione di deepfake.

    Cosa fare

    Controlla che la marcatura del tool sia ancora presente e verifica marchi e opere di terzi.

  5. Dichiarazione obbligatoria

    Se il risultato rientra nella definizione di deepfake, chi lo pubblica deve dichiararne l’origine artificiale o manipolata.

    Cosa fare

    Serve il consenso della persona. Coinvolgi Legal prima della pubblicazione.

  6. Dichiarazione obbligatoria

    È il caso tipico di deepfake: va dichiarato. In Italia la Legge 132/2025 ha introdotto anche un reato specifico per la diffusione illecita di deepfake che causano un danno.

    Cosa fare

    Consenso o licenza scritti, controllo legale, dichiarazione visibile.

  7. Dichiarazione obbligatoria

    Un audio sintetico che sembra autentico può rientrare negli obblighi sui deepfake.

    Cosa fare

    Consenso della persona e dichiarazione chiara a chi ascolta.

  8. Dichiarazione obbligatoria

    Chi interagisce direttamente con un sistema AI deve esserne informato, a meno che non sia evidente dal contesto.

    Cosa fare

    Dichiaralo all’inizio della conversazione e prevedi il passaggio a una persona.

  9. Dichiarazione obbligatoria

    Testi pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico vanno dichiarati se manca una revisione umana o un controllo editoriale.

    Cosa fare

    Dichiaralo, oppure introduci una revisione editoriale con un responsabile.

  10. Dipende dal contenuto

    Le linee guida riconoscono il peso della revisione umana e della responsabilità editoriale: in questi casi l’obbligo di dichiarazione può non applicarsi.

    Cosa fare

    Documenta chi ha rivisto il testo e con quali responsabilità.

01 · Una mail interna scritta con ChatGPT o Copilot

Non richiesta dall’AI Act

L’articolo 50 non prevede una dichiarazione per questo uso. Resta l’obbligo di AI literacy: chi scrive deve conoscere i limiti dello strumento e cosa può inserire nei prompt.

Cosa fare

Usa strumenti autorizzati, non inserire dati riservati, rileggi prima di inviare.

  • Dichiarazione obbligatoria · 5
  • Dipende dal contenuto · 2
  • Non richiesta dall’AI Act · 3

Livello 1

Obbligatoria per legge

Quando ricorrono i presupposti dell’articolo 50.

Livello 2

Raccomandata dalla policy

Quando l’azienda sceglie uno standard più alto per ragioni di brand o reputazione.

Livello 3

Non richiesta

Restano privacy, copyright, sicurezza e approvazioni interne.

Articolo 4 · AI literacy

Nessun certificato.Serve una traccia.

L’AI Act non prescrive un corso standard, una durata minima, un esame o una certificazione europea. Chiede misure proporzionate al contesto, ai sistemi usati e ai rischi. Con l’AI Omnibus di luglio 2026 non si parla più di un livello “sufficiente” predefinito, ma l’obbligo organizzativo resta.

La Commissione suggerisce di registrare internamente formazione e guidance. In caso di incidente, quella traccia è ciò che dimostra che l’azienda aveva fatto la sua parte.

La traccia che conviene poter mostrare

  1. 01Persona e ruolo
  2. 02Sistemi AI usati
  3. 03Livello assegnato
  4. 04Formazione completata
  5. 05Data e versione del corso
  6. 06Policy accettata
  7. 07Moduli specialistici

Una base comune, poi moduli per funzione.

  • Base

    Tutte le persone che usano l’AI

    strumenti autorizzatiallucinazionicontrollo degli outputdati riservaticopyrightquando fermarsi

  • Modulo

    Marketing e comunicazione

    art. 50deepfakeimmagini e video sinteticivoice cloningconsenso e likeness

  • Modulo

    HR e People

    alto rischioselezione e valutazionebiassupervisione umanadivieto di emotion recognition

  • Modulo

    Customer care e retail

    dichiarare il chatbotaffidabilità delle rispostepassaggio a una personautenti vulnerabili

  • Modulo

    IT, Data e sviluppo

    provider o deployerclassificazione del rischiodocumentazioneloggingtesting

  • Modulo

    Procurement

    classificazione del prodottoclausole contrattualidocumentazione del vendorincident reporting

  • Modulo

    Manager e approvatori

    responsabilità organizzativacasi vietatialto rischiogestione degli incidenti

Articolo 5

Vietato dal 2 febbraio 2025.

Non serve un fornitore malintenzionato per incappare in un divieto: basta un software comprato per misurare l’engagement o selezionare candidati. Questi usi vanno bloccati o portati subito a Legal.

  1. 01

    Riconoscimento delle emozioni sul lavoro

    Software che deducono stress, entusiasmo o sincerità dei dipendenti da voce o volto, salvo ragioni mediche o di sicurezza.

  2. 02

    Categorizzazione biometrica sensibile

    Dedurre origine, opinioni politiche, appartenenza sindacale, religione o orientamento sessuale da dati biometrici.

  3. 03

    Social scoring

    Punteggi su comportamenti o caratteristiche personali che portano a trattamenti sfavorevoli.

  4. 04

    Database facciali da scraping

    Raccogliere in modo indiscriminato volti dal web o dalle telecamere di videosorveglianza.

  5. 05

    Manipolazione e vulnerabilità

    Tecniche subliminali o ingannevoli, o lo sfruttamento di età, disabilità e condizioni economiche, che causano un danno significativo.

  6. 06

    Contenuti intimi non consensuali

    Da dicembre 2026

    Sistemi di “nudification” e materiale pedopornografico: divieto aggiunto dall’AI Omnibus, applicabile da dicembre 2026.

Sanzioni

Sono massimali, non tariffe.

L’importo concreto dipende da gravità, durata, dimensione dell’azienda, cooperazione con l’autorità e dalle misure organizzative adottate. Formazione, registri e procedure contano anche qui.

35mln €

o 7% del fatturato mondiale

Pratiche vietate

Art. 5: emotion recognition sul lavoro, social scoring, database facciali, manipolazione.

15mln €

o 3% del fatturato mondiale

Alto rischio e trasparenza

Obblighi dei deployer (art. 26) e mancata dichiarazione dei contenuti dell’art. 50.

7,5mln €

o 1% del fatturato mondiale

Informazioni false alle autorità

Risposte errate, incomplete o fuorvianti a organismi e autorità.

Per le grandi imprese vale il valore più alto tra importo e percentuale del fatturato mondiale. Per PMI, start-up e alcune small mid-cap vale il più basso.

L’AI literacy non ha un massimale armonizzato: le sanzioni sono affidate al diritto nazionale e pesano soprattutto quando un incidente rivela una formazione inadeguata.

Guida gratuita · PDF, 12 slide

L’AI Act in 10 concetti.

Tutto quello che c’è in questa pagina, in una guida da girare a colleghi, HR e direzione: calendario, formazione, etichette, divieti, sanzioni e le cinque mosse per partire.

  • Il calendario aggiornato
  • La tabella “devo etichettarlo?”
  • Le 5 domande da appendere in ufficio

Da dove partire

Cinque mosse, in quest’ordine.

  1. 01

    Subito

    Fai l’inventario dell’AI in uso

    Strumenti, SaaS con funzioni AI aggiunte dal vendor, chatbot, tool creativi, sistemi HR. Senza inventario non sai quali obblighi hai.

  2. 02

    Subito

    Controlla i divieti

    Cerca nei sistemi in uso analisi delle emozioni, biometria, punteggi sulle persone. È la fascia di rischio più alta.

  3. 03

    Subito

    Avvia una formazione per ruolo, tracciata

    Una base comune per tutti e moduli per chi pubblica contenuti, gestisce persone o compra tecnologia. Con un registro.

  4. 04

    Entro l’anno

    Scrivi le regole sui contenuti

    Quando un output si può pubblicare, chi lo rivede, quando va dichiarato, come si gestiscono persone reali e voci.

  5. 05

    Verso il 2027

    Prepara il registro degli strumenti HR

    Selezione, valutazione e monitoraggio delle persone diventano alto rischio dal 2 dicembre 2027: servono supervisione umana, log e informazione ai lavoratori.

Policy d’uso

Cinque domande prima di usare l’AI.

  1. 1Sto usando uno strumento autorizzato?
  2. 2Posso davvero condividere questi dati con questo sistema?
  3. 3L’output riguarda o rappresenta persone?
  4. 4Il contenuto o la decisione può avere conseguenze su qualcuno?
  5. 5Prima di pubblicare o agire, serve una revisione, una dichiarazione o un’escalation?

Il nostro ruolo

Noi rendiamo l’AI Act praticabile. Le valutazioni legali restano ai legali.

Con DOABLE

  • Formazione AI literacy per ruolo, sui task reali del team
  • Registro della formazione: persone, sistemi, livelli, date
  • Policy d’uso breve e checklist per chi pubblica contenuti
  • Inventario degli strumenti AI in uso
  • Workflow con supervisione umana e criteri di escalation

Due modi per partire

Prezzo fisso, partenza questa settimana.

Per capire dove sei

AI Act Check

€990

+ IVA · report in 10 giorni lavorativi

  • Questionario online sugli strumenti AI in uso
  • Call di 90 minuti con il tuo referente
  • Report: inventario, usi da portare a Legal, lacune su formazione e policy
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Il costo si scala se prosegui con formazione o assessment entro 60 giorni.

Prezzi IVA esclusa. Sessioni online. Le valutazioni legali restano ai tuoi legali e al DPO.

Domande frequenti sull’AI Act

Sì, in forma proporzionata. L’articolo 4 dell’AI Act, applicabile dal 2 febbraio 2025, chiede a provider e deployer di adottare misure per sviluppare l’AI literacy del personale che usa sistemi AI. Non prescrive un corso, una durata o un certificato: il programma va adattato a ruoli, strumenti e rischi.
Sì. La Commissione europea risponde esplicitamente che un’azienda i cui dipendenti usano ChatGPT per scrivere testi pubblicitari o tradurre rientra nell’obbligo di AI literacy, e cita le allucinazioni tra i rischi da conoscere.
Non è richiesto un certificato specifico. La Commissione suggerisce di tenere una registrazione interna delle attività formative e di guidance: chi è stato formato, su quali sistemi, quando e con quale versione del corso.
Per rispettare l’articolo 4 non è obbligatorio. Quando i casi d’uso sono molti, una governance con Legal, Privacy, IT, HR e business aiuta a classificare e aggiornare sistemi e formazione nel tempo.
No. L’articolo 50 impone la dichiarazione per casi specifici: chatbot che parlano con le persone, deepfake, e testi di interesse pubblico pubblicati senza revisione umana. Un copy rivisto o una traduzione non richiedono un’etichetta per legge, anche se la policy aziendale può prevederla.
Gli strumenti che selezionano, valutano o monitorano candidati e lavoratori sono ad alto rischio: dopo l’AI Omnibus i relativi obblighi si applicano dal 2 dicembre 2027. Il divieto di riconoscimento delle emozioni sul lavoro vale invece già dal febbraio 2025.
La Legge 132/2025 ha designato AgID e ACN come autorità nazionali per l’intelligenza artificiale, con un coordinamento settoriale con Banca d’Italia, Consob e IVASS. Il decreto di adeguamento all’AI Act (A.G. 421) è in fase di approvazione.

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